Sandro Marinacci presenta
una pittura decisamente originale rispetto alla concezione contemporanea
dell'espressività e della culminazione dei valori artistici.
La sua pittura è infatti una
meditazione sulla luce in cui, attraverso modulazioni interiorizzate, viene
raggiunto un equilibrio compositivo delle fonti della luce, che è nello
stesso tempo una meta espressiva, l'acquisizione di uno sguardo nuovo e più
approfondito sulla manifestazione dell'essere, e un risultato morale, il
raggiungimento di una certa armonia tra le forze dell'anima e il superamento
del dubbio esistenziale sistematico, che è uno dei limiti della moderna
indagine espressiva, un limite divenuto stereotipo retorico e perorazione
patetica di superficiale romanticismo e di avanguardismo impotente.
E' quindi possibile, nel nostro
pittore, pervenire ad una cromaticità gioiosa ed ad una serenità di visione
che non hanno nulla del volontarismo moralistico e del ritorno all'ordine,
ma sono naturale espressione creativa di un piano di coscienza conseguito su
un cammino interiore.
Nelle opere la ricchezza sinfoniale delle gamme di colore indicano un approfondimento della
visibilità nel senso di una metamorfosi continua del chiarore secondo un
modulo, che è la forma interna del colore stesso, fatto azione e passione
della luce.
Ciò permette la continuità degli
stati e delle forme e l'esplorazione sistematica e coerente degli aspetti
della realtà attraverso una ricerca sottile e finemente elaborata.
Alessandro Sbardelli